Dalla raccolta alla bottiglia: cosa succede nel frantoio dopo la molitura

Oltre la molitura: il percorso dell’olio dal frantoio alla bottiglia

La produzione di olio extra vergine d’oliva è un’arte millenaria, ma il processo non si conclude con la semplice molitura delle olive. Ciò che accade nel frantoio dopo questa fase iniziale è altrettanto cruciale per definire la qualità, il sapore e la durata del prodotto finale. Dal separatore centrifugo ai serbatoi di stoccaggio, ogni passaggio è fondamentale per preservare le preziose proprietà organolettiche e chimiche dell’olio.

La separazione delle fasi

Dopo la molitura, si ottiene una pasta di olive che, a seguito della gramolatura, viene inviata al decanter, o separatore centrifugo. Questo macchinario è il cuore della prima fase di separazione. Il decanter sfrutta la forza centrifuga per dividere le tre componenti principali: l’olio, la sansa (i residui solidi delle olive, come noccioli e bucce) e l’acqua di vegetazione. Esistono sistemi a due e a tre fasi; quelli a due fasi producono una sansa più umida ma con un minore impatto ambientale per lo smaltimento dell’acqua di vegetazione, mentre quelli a tre fasi separano olio, sansa e acqua in modo più distinto. La rapidità ed efficienza di questa separazione sono vitali per evitare processi ossidativi e fermentativi indesiderati che potrebbero compromettere la qualità dell’olio.

La decantazione e l’eventuale filtrazione: scelte che definiscono il carattere

Una volta separato, l’olio grezzo, noto come mosto d’olio, contiene ancora piccole particelle di polpa di oliva e acqua. A questo punto, il produttore deve decidere se procedere con la filtrazione o optare per la decantazione naturale. La decantazione prevede il trasferimento dell’olio in serbatoi di acciaio inox, dove le particelle più pesanti si depositano naturalmente sul fondo nel corso del tempo. Questo processo, sebbene più lento, è preferito da chi cerca un olio che conserva tutte le sue componenti naturali e un aspetto più torbido, con un profilo sensoriale potenzialmente più ricco. Al contrario, la filtrazione rimuove meccanicamente queste particelle, rendendo l’olio più limpido e stabile nel tempo, ma potrebbe leggermente alterarne il bouquet aromatico. La scelta tra olio filtrato e non filtrato è una questione di tradizione, preferenza estetica e stabilità desiderata.

La conservazione e l’imbottigliamento: proteggere il patrimonio

Dopo la separazione e l’eventuale decantazione o filtrazione, l’olio è pronto per la conservazione, una fase critica per mantenerne la qualità nel tempo. L’olio viene stoccato in cisterne di acciaio inox, preferibilmente in ambienti a temperatura controllata (circa 12-18°C), al riparo da luce e ossigeno. Spesso si introduce azoto inerte all’interno delle cisterne per creare un’atmosfera protettiva che impedisce l’ossidazione. Solo al momento dell’imbottigliamento, l’olio viene prelevato dai serbatoi. Le bottiglie, pulite e asciutte, sono riempite rapidamente per minimizzare il contatto con l’aria, e subito sigillate. La scelta di bottiglie scure è fondamentale per proteggere l’olio dalla luce, il fattore che ne deteriora maggiormente la qualità. Un’attenta etichettatura completa il processo, fornendo al consumatore tutte le informazioni necessarie.

Il viaggio dell’olio d’oliva dalla pianta alla tavola è complesso e affascinante. Ogni fase post-molitura, dalla separazione delle fasi alla scrupolosa conservazione e imbottigliamento, gioca un ruolo insostituibile nel definire la qualità finale dell’extra vergine. È grazie a queste attenzioni che possiamo godere di un prodotto eccellente, un vero tesoro della dieta mediterranea.

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